“MINI RADUNO” DEI GUASTATORI DELL’ANGET DI TORINO

 Il nostro attivissimo socio Vincenzo Rachele  il 28 ottobre scorso ha organizzato, a Meana di Susa, il rituale “mini raduno”  dei guastatori dell’ANGET di Torino . Era con loro anche il  nostro  socio più anziano, il Guastatore Aldo Perron Cabus .

Nella foto, da sx : Aldo Perron Cabus, Paolo Morgani, Vincenzo Rachele, un ospite e Bruno Neirotti

Complimenti e vivissimi ringraziamenti a  Vincenzo e ai suoi amici per la bellissima iniziativa .

 

IN 450 HANNO VISITATO LA SALA MUSEALE DEL TERZO IL 4 NOVEMBRE

L’attività “CASERME APERTE”  del 4 novembre scorso ha avuto un eccellente apprezzamento da parte delle Autorità e dei cittadini udinesi che hanno visitato la caserma “G.B.Berghinz” e, in particolare, la Sala museale del 3° Reggimento Genio Guastatori .

Cliccando sul link sottostante la segnalazione di rito del Direttore della Sala Museale con ulteriori dettagli sull’evento .

Segnalaz. a PREFETTURA Visita 04.11.2014

45° RADUNO NAZIONALE (Legnago 3 – 5 ottobre 2014)

La splendida giornata di sole e la fraterna accoglienza ricevuta dai Guastatori Paracadutisti della caserma “Briscese” sono  stati il giusto coronamento ad un evento, il nostro 45° Raduno Nazionale, che è stato vissuto da  un folto numero di  amici Guastatori e loro familiari  .

Le diverse  Autorità intervenute e le Associazioni Combattentistiche e d’Arma, con i loro vessilli,  hanno dato risalto alla cerimonia che si è conclusa con la deposizione di una corona al monumento ai caduti della caserma e con la Santa Messa officiata dal cappellano militare don Claudio Pasquali .

Un particolare e caloroso ringraziamento, per essere intervenuti, va al Gen. ANTONIO LI GOBBI, il Guastatore  più elevato in grado fra quelli attualmente in servizio, e al Guastatore Cavaliere ALDO PERRON CABUS , reduce classe 1921, che ha militato nel XXXI battaglione guastatori , ha preso parte alla battaglia di El Alamein e , vera rarità, ha partecipato a quasi tutti i nostri Raduni Nazionali a cominciare dal primo di Torino nel lontano 1961 .

Infine un grazie di cuore  al Comandante dell’8° Reggimento Genio Guastatori “Folgore”  Col. DOMENICO D’ORTENZI e a tutti i suoi validi collaboratori  ai quali va riconosciuto l’enorme merito di essere riusciti a far sentire  ciascun radunista nel suo “habitat naturale” nelle poche ore trascorse nella caserma “Briscese” .

Ci hanno fatto rivivere emozioni già provate anni prima, in una parola hanno fatto sentire tutti noi Guastatori radunisti, giovani e meno giovani, a casa propria !

Non ci sono parole per esprimere a pieno la nostra profonda gratitudine per cui vi diciamo solo …….

GRAZIE !  SENTITAMENTE GRAZIE !

 

Articolo apparso sul quotidiano L'ARENA del 5 ottobre 2014
Articolo apparso sul quotidiano L’ARENA del 5 ottobre 2014

LELIO ZOCCAI , CAPORALMAGGIORE DEL XXX BATTAGLIONE GUASTATORI ALPINI

 E’ mancato all’età di 93 anni Lelio Zoccai, ultimo prigioniero dei lager russi. Gioielliere di successo, figura di rilievo nel contesto cittadino di Thiene, uomo semplice e schivo, era entrato    nell’esercito all’età di 18 anni nella compagnia “Valanga” del    XXX battaglione Guastatori Alpini.

Articolo Zoccai
ARTICOLO APPARSO SU “IL GIORNALE DI VICENZA” del 9 settembre 2011

Partito per la Russia il 20 luglio 1942 (dopo una breve esperienza in Albania, aveva perfezionato l’addestramento in Val d’Aosta e in Jugoslavia nel biennio 1941-42), ragazzo pieno di fiducia nella vita e nell’amicizia, spirito goliardico, gioviale con tutti, ha pagato la lunghissima prigionia e la cocente delusione di un difficile reinserimento , chiudendosi in se stesso, circondato dagli affetti familiari e impegnandosi in lavoro senza respiro, che l’ha portato a essere un gioielliere di successo .  Iniziando dal nulla, nel dopoguerra, ha saputo raggiungere con intelligenza e tenacia traguardi straordinari.

Con i compagni del XXX° e gli alpini del btg. “Cervino” è stato uno dei protagonisti della battaglia di Rossosch, a difesa del Comando del Corpo d’Armata Alpino, nei giorni 15 e 16 gennaio 1943.

Dei 340 guastatori, impegnati nel combattimento in città, alla fine degli scontri ne mancheranno all’appello 160, fra caduti e dispersi . Qui il caporalmaggiore Lelio Zoccai rimane come ultimo baluardo con il suo fucile mitragliatore a difesa del ponte che immetteva nella città di Rossosch, consentendo lo sganciamento degli italiani dall’attacco russo e si guadagna l’encomio solenne (V. Delleani “Non vogliamo encomi”, ed. Mursia, pag. 101).

Segue la colonna in ritirata fino a sfiorare Nicolajewka, poi piega verso Valuiki con una parte della colonna compreso il comando della “Julia”.

Iniziano per lui le tappe della via crucis in prigionia: catturato un prima volta, riesce a fuggire. Viene ripreso con migliaia di italiani a Valuiki, dove i prigionieri sono abbandonati a se stessi per due settimane senza cibo e senza tetto ;affronta la durissima marcia del “Davai” (il grido “avanti”, continuo e bestiale, delle guardie russe) sulla neve, nel gelo più rigido di un inverno eccezionalmente duro anche per i russi;viene portato nel lager di Tambov, a 450 km a sud est di Mosca, tomba di 9200 italiani. Qui continua la falcidia della fame ed iniziano epidemie di dissenteria, tbc, tifo: in due mesi i prigionieri muoiono a migliaia;viene trasferito in Siberia nei lager di Gubaka e Kizel sugli Urali più settentrionali ai lavori forzati nelle miniere di rame e nella posa di traversine per la ferrovia;alla fine del 1943 è deportato a Pacta Aral in Kazakistan per lavorare alla raccolta del cotone. Qui rimane fino al 1946.

Avendo sempre rifiutato l’indottrinamento ideologico nei vari campi di lavoro, appartenendo ai guastatori (considerati fascisti) ed essendosi sempre opposto alla firma dei verbali preconfezionati tendenti ad accusare i comandanti di presunti misfatti, passa ai lager di Odessa, Kiev, Darniza, Rossosch, dove subisce inaudite pressioni psicologiche e torture.   Ad aiutarlo nel mantenere la propria lucidità e la coscienza della propria identità sono state anche poesie e preghiere, che a mente non ha mai smesso di comporre e recitare.

È liberato il 14 luglio 1950 dopo quasi otto anni di prigionia.

Gli sono stati conferiti l’encomio solenne e due croci di guerra. Avrebbe meritato la medaglia d’argento, che pure fu proposta per ben due volte dai suoi diretti comandanti.

Ha scritto un libro: “Prigioniero in Russia: un guastatore alpino nei lager sovietici 1943-1950”, pubblicato a Milano dalla Mursia nel 2004.

E’ stato nominato socio benemerito dell’Anget, grazie all’interessamento del socio Riccardo Galletti e dei Presidenti Nazionali del Gruppo Guastatori succedutisi nel tempo, gen. Manganaro e gen. Andriella.

Lelio Zoccai, commosso, cappello alpino in testa, con il “gladio” in bella evidenza, ha ricevuto il prestigioso riconoscimento l’8 settembre 2011.

Lelio con la moglie

 

attestato ANGET di Zoccai

I funerali sono stati celebrati nel Duomo di Thiene il 24 aprile .

LELIO, UN SOLDATO, UN GUASTATORE, UN PADRE, UN UOMO FUORI DEL NORMALE , GIUSTO, RETTO , DA RICORDARE ED AVERE COME ESEMPIO !

 

 

 

I funerali di Lelio Zoccai sono stati celebrati nel Duomo di Thiene giovedì 24 aprile .

 

Anna Bianchini

Ultima modifica il Lunedì, 21 Aprile 2014 23:08

 

 

 

 

 

 

ROBERTO BARDINI, UN MITO PER I GUASTATORI………CI HA LASCIATO

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Perchè un MITO ?

Per i Guastatori che hanno avuto la fortuna di conoscerlo è superflua qualsiasi spiegazione .

Per tutti gli altri la semplice considerazione di uno che ha avuto l’onore e l’onere (riuscire a mantenere i livelli raggiunti da lui era praticamente impossibile) di succedergli al Comando del Reparto primogenito erede della Specialità …..

il 3° Battaglione Genio Guastatori “Verbano”

“Lasciare la caserma “Leccis” di Orcenico era stato, per i guastatori, un duro colpo .  Trasferendosi a Udine, nella caserma “Spaccamela”, il Battaglione perdeva molti degli Ufficiali e Sottufficiali che avevano contribuito a creare lo “spirito tipico del guastatore della Leccis” .  La fiamma che quello spirito rendeva viva e brillante stava diventando un tizzone appena acceso sotto la cenere .

Ma la buona sorte non abbandona i guastatori .  

Roberto Bardini assume il comando del “Verbano” .

Il suo carisma è come una folata di vento che soffia forte su quella cenere . Il tizzone riprende vita . La fiamma splende nuovamente . I guastatori della “Spaccamela”  riguadagnano a pieno titolo l’eredità dei loro predecessori . “

Roberto

i Guastatori tutti non ti ringrazieranno mai abbastanza e,    stanne certo ……

NON  TI  DIMENTICHERANNO  MAI  !

 

IL CIPPO DEDICATO AI GUASTATORI A CAMPO DELL’ORO

Il 17 ottobre 1965 il GRUPPO NAZIONALE GUASTATORI DEL GENIO svolse a Civitavecchia il 3° Raduno Nazionale .

In quell’occasione i tanti  presenti, tutti reduci dei mitici reparti che operarono nei diversi fronti nel secondo conflitto mondiale, in ricordo di tutti i Guastatori caduti inaugurarono un monumento fatto erigere dal Gruppo sulla sommità di Campo dell’Oro . Lì dove sorgeva la Scuola Guastatori del Genio .

Quasi cinquant’anni dopo, l’ingiuria del tempo e l’incuria degli uomini avevano reso il monumento così com’è visibile in queste immagini (clicca sulle stesse per ingrandirle) :

Cippo ante restauro 1

Cippo ante restauro 2

 Cosa dire  se non un sacrosanto  MEA CULPA ?????

IL 4 dicembre dello scorso anno , però , per iniziativa e a cura di un Guastatore con la “G” maiuscola, il Col.s.SM. Mario Angelo BARONI , che è stato Comandante del superbo 5° Reggimento Genio Guastatori, il monumento , egregiamente  restaurato, è stato inaugurato  .  Hanno collaborato con lui il Comune di Civitavecchia e alcuni volontari .

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