XXX btg.gua.

Si forma a Verona il 15 marzo 1941, presso il Deposito del 4° reggimento genio, al comando del Magg. Vincenzo Mazzucchelli di Morazzone, inquadrando la 5^ “Tormenta”, la 6^ “Teste Dure” e la 9^ “Valanga” all’epoca tutte in Albania alle dipendenze dell’11° reggimento genio .

Già sul fronte Greco-Albanese, dimostratosi più difficile del previsto, i Guastatori del XXX danno prova di essere degni del motto che si sono scelto : “A NOI VITTORIA E’ VITA”.
Nel giugno del 1941 il battaglione fa rientro in Italia, dislocandosi prima a Udine, poi a Ronchi dei Legionari per svolgere attività addestrativa in previsione di un nuovo e più impegnativo compito .

In questo periodo si stacca dal battaglione la 6^ compagnia che, assunta la nuova numerazione di 5^ e mantenendo il nome “Teste Dure”, passa alle dipendenze della divisione aviotrasportata “La Spezia” .

Il 17 marzo 1942 il XXX battaglione,oramai su due compagnie (la 5^ “Tormenta” divenuta 6^ e la 9^ “Valanga”) è assegnato al Corpo d’Armata Alpino, in via di costituzione, e si trasferisce a Brunico per addestrarsi alle operazioni in montagna . Così, mentre la 9^ torna alle sue origini , essendo nata come reparto alpino, la 6^ mette per la prima volta la “penna” .

Seguendo d’ora in poi le sorti del Corpo d’Armata, il battaglione parte per la Russia il 21 luglio 1942 .

I primi giorni di settembre il Corpo d’Armata non ha ancora raggiunto la linea di schieramento ma i vari suoi reparti si vanno concentrando nel territorio di Voroscilovgrad in attesa di ordini e di destinazione .

Anche il XXX è attendato nella zona : addirittura nei giardini pubblici della città . Arriva un ordine dal Comando di Corpo d’Armata :”…… nella zona in cui si deve dislocare un battaglione della Julia si teme che il terreno sia minato . Inviare un plotone guastatori sul posto per l’esplorazione e la necessaria bonifica” .

La scelta cade sul plotone del Ten. Pino Simoni della 9^ “Valanga” . Non poteva essere altrimenti : il primo impiego del battaglione riservato al tenente più anziano .

Parte il plotone al quale si unisce il Cap.Morelli comandante di compagnia . La missione è molto insidiosa perché si sa che i russi usano mine difficilmente rilevabili con i cercamine .

Il terreno è setacciato metro per metro con un meticoloso lavoro che dura tutta la mattinata . Oramai a mezzogiorno la zona può dirsi bonificata e il Cap. Morelli ordina l’adunata del reparto . Solo il Ten.Simoni e il caporal maggiore Bergamini indugiano: in un punto fuori mano, tra le zolle del terreno e la boscaglia, è apparsa la schiena lucida di una forma metallica e vogliono vedere di che si tratta . Prima si assicurano che il resto degli uomini sia lontano, già all’adunata, poi si avvicinano all’oggetto affiorante . Il Ten.Simoni lo ripulisce con le mani dal terriccio poi estrae il pugnale per liberarlo dal terreno che lo circonda . Ad un tratto: una vampata ed un rombo di granata, di un colpo di artiglieria che chissà come era venuto a piantarsi in quel luogo senza esplodere. Dei due eroici guastatori non si raccoglieranno che solo pochi miseri resti. Essi, forse, sono i primi caduti del Corpo d’Armata Alpino, i primi a sacrificarsi prima ancora che qualunque altro alpino avesse avuto occasione di usare un’arma contro il nemico .

Il 25 settembre 1942 il Corpo d’Armata sistema la sua base ad Arkangelskoje, nella zona del Don .

Anche il XXX è dislocato in zona con quasi tutto il personale ospitato dalla popolazione nelle isbe, capanne di legno con pareti di ramaglie.

In questo intervallo di tempo, siamo a fine dicembre, i guastatori vengono impiegati nella realizzazione di ostacoli anticarro e nella rimozione di mine approfondendo, così, la conoscenza dei vari tipi di mine in dotazione all’esercito russo . Nel complesso, però, il loro morale non è molto elevato vedendosi impiegati in attività poco consone alla specialità . Le parole del cappellano del battaglione, Padre Michele D’Auria, tenente guastatore, esprimono alla perfezione il disappunto degli uomini del XXX :

Tante volte avevamo desiderato muoverci, tante volte ci eravamo augurati che il fronte si mettesse un po’ in ebollizione . E, invece, niente! …….. Ci avevano adibiti a scavare fossati anticarro e rifugi semisotteranei per carri armati . Puah! tutta roba da semplici schiappe ; o, al massimo, da genio zappatori ! ………Alle nostre rimostranze, dal Comando, rispondevano che noi eravamo Guastatori, cioè gli uomini dell’ardimento, sì, ma anche gli uomini della disciplina ; e più ardimento avevamo nell’animo, e più disciplina dovevamo avere nella volontà .

Ma, proprio qualche giorno prima di Natale, gli eventi sembrano precipitare . Il fronte, sul medio Don, tenuto dall’8^ Armata Italiana sembra essere in pericolo. Si dice che propri lì i russi siano riusciti a sfondare .

Il XXX battaglione guastatori muove verso il fronte, fa tappa a Staro Kalitwa dove, schierato fra gli alpini, arresta un minaccioso attacco notturno della fanteria russa .

Cartolina commemorativa disegnata dal Magg. P. Caccia Dominioni nel maggio1942, mentre trovavasi presso quel reparto per conseguire il brevetto di Guastatore

Ai primi di gennaio 1943, nonostante le allarmanti e contrastanti notizie che giungono dal Sud, la situazione sembra essersi stabilizzata ; l’offensiva russa è stata rintuzzata .

Il 7 gennaio, i guastatori, dopo essere stati sostituiti dal battaglione “Vicenza”, rientrano alla base di Arkzngelskoje delusi, ancora una volta, per non essere stati impiegati .

Dopo pochi giorni, però, un nuovo ordine di movimento giunge improvviso ; questa volta non sembra trattarsi di una semplice passeggiata. Senza che nessuno possa presagirlo quell’ordine segna l’inizio della vicenda che, in pochi giorni, porterà al quasi totale annientamento del XXX battaglione .

Sono passate da poco le 8 del mattino del 14 gennaio 1943 quando al comando del battaglione giunge concitato l’ordine di portarsi immediatamente a Rossosch, sede del comando del Corpo d’Armata, minacciato da carri armati russi .

Nonostante lo sbigottimento per una notizia apparentemente tanto assurda, i Guastatori sono subito pronti : finalmente sembra giunta la volta buona !

Nel tardo pomeriggio il grosso del battaglione è a Rossosch dove è stato preceduto dal plotone del Ten. Vincio Delleani che, essendo distaccato presso una base logistica nelle vicinanze di Rossosch, raggiunge la sede del Corpo d’Armata al mattino .

Armati con poche mine antiquate e con bottiglie incendiarie gli uomini del plotone, appena giunti sul posto, non esitano a lanciarsi contro i carri russi . Il loro impeto è tale da costringerli a ripiegare .

La 6^ “Tormenta” schiera subito i suoi plotoni a difesa della piazza antistante il comando del Corpo d’Armata.

La 9^ “Valanga”, invece, prende posizione sul lato opposto per difendere il ponte che conduce fuori Rossosch .

Alle 6 del mattino del 15 gennaio è, ormai, evidente che gran parte della città è in mano ai russi che impegnano duramente gli ultimi avanzi del battaglione “Cervino” .

I guastatori del XXX tengono salde le loro posizioni . Il secondo plotone della 6^, al comando del Ten. Guarnaccia, combatte con audacia senza pari e si fa distruggere pur di non lasciar passare i terribili carri pesanti T34 e tenere aperta la via della ritirata per le altre Unità . Solo due guastatori sopravvivono .

Guastatori della 6^ “Tormenta” in azione sul fronte russo

Il Magg. Mazzucchelli è con la 9^ “Valanga” . In questo settore si è costretti a combattere di strada in strada contro i mezzi corazzati sotto la costante minaccia dei cecchini appostati nelle case .

Il comandante di battaglione ordina al Cap. Morelli di far avanzare la compagnia in fila indiana e corre in testa al reparto . Il comandante di compagnia si ferma per dare le disposizioni . Quando, di corsa, raggiunge la testa del reparto la tragedia è già in atto …….. ma lasciamo la parola allo stesso Cap. Morelli .

…….Sono a circa metà della colonna della mia compagnia nella corsa per raggiungere la testa, quando comincio a vedere numerosissimi uomini dei due primi plotoni che già hanno imboccato la strada che dalla piazza porta a Kalitwa cadere colpiti dal fuoco di parabellum, subito dopo vedo cadere il maggiore Mazzucchelli che si trovava in testa alla colonna col tenente Sonzini . Ordino immediatamente agli uomini di abbandonare la strada e diradarsi e di neutralizzare il fuoco avversario facendo agire le armi automatiche appostandole sul retro delle varie case .

Ristabilita la situazione mi avvicino con alcuni uomini, strisciando, al maggiore Mazzucchelli sempre steso a terra, ma un’arma automatica nemica che non riesco ad individuare impedisce tale movimento colpendo gravemente i due guastatori che sono con me . Io pure vengo ferito di striscio al braccio destro . Continuo il movimento strisciando quando vengo colpito nuovamente, mentre individuata l’arma che ostacola il mio procedere sto centrandola col mio moschetto automatico .

La ferita è tale che mi immobilizza completamente il braccio destro provocandomi un fortissimo dolore .

Noto, asserragliato dietro alcuni fusti di carburante, un gruppo di uomini comandato dal sergente maggiore Maggi, tento di raggiungerli, ma soldati russi appostati sopra un autoblinda mi sparano addosso .

Sosto alcuni minuti per riposarmi dietro una casa nel cui cortile raccolgo una nostra mina”T” ed una mina magnetica che unisco insieme usando solo il braccio sinistro . Sto per avviarmi verso il maggiore Mazzucchelli per constatare se ancora vivo, quando compare un carro armato . Mi riparo in una buca ed attendo che si avvicini e, quando giunge alla mia altezza, lancio le due mine . Gli uomini esterni mi sparano contro ma non mi colpiscono, sopraffatto dal dolore cado in una cunetta privo di conoscenza.

Dopo circa 30 minuti, rinvengo e noto il carro fermo con il cingolo destro avariato, nelle vicinanze non c’è alcun movimento . Mi muovo allora verso il cimitero di Rossosch da dove sento meno intenso provenire il fuoco, al fine di raggiungere i miei uomini che ritengo stiano ancora combattendo nella piazza .

La piazza è ingombra di gruppi di caduti ed il comando del Corpo d’Armata alpino occupato dai russi, decido allora di raggiungere Nascialo .

Incontro alcuni ufficiali alpini vicino ad un automezzo che mi dicono che Rossosch è ormai da ritenersi completamente occupata dal nemico e che i guastatori l’hanno difesa sino all’ultimo subendo tali perdite da poterli considerare distrutti .

Notate le mie condizioni mi trasportano all’ospedale militare di Olikowatcka …………

In ospedale riscontrano che la spalla del Cap.Morelli è completamente spappolata e pochi lembi di carne tengono attaccato alla spalla il braccio inerte ; il gran freddo ha evitato il dissanguamento . Solo grazie alle sue angosciate implorazioni non gli viene amputato il braccio .

Al Cap. Morelli viene concessa la Medaglia d’Argento al Valor Militare “sul campo” .

A Rossosch i guastatori resistono fino a sera quando, ultimo reparto italiano rimasto a combattere in città, ricevono l’ordine di ripiegare su Nascialo .

Il mattino successivo si fa l’appello: oltre al Magg. Mazzucchelli mancano complessivamente 160 uomini fra morti e dispersi .

Inizia, così, anche per i superstiti del XXX battaglione la tragica ritirata nella steppa russa .

Innumerevoli furono gli episodi di eroismo di quella tragica campagna, in quell’inferno della natura e degli uomini. Moltissimi rimasero noti solo a Dio . Ne citeremo soltanto alcuni, emblematici, riferiti dal Ten. Mario Palazzuolo .

E’ il 20 gennaio 1943. Nella zona di Opyt carri armati T34 si apprestano ad attaccare la colonna dei Guastatori che marcia faticosamente nella neve. I Tenenti Oddini e De Casa (comandanti entrambi di plotone comando), fermano i loro plotoni, li schierano in combattimento e si gettano contro i carri con mine e bombe a mano . Otto furono i superstiti, dei quali tre gravemente feriti, ma lo scopo di Oddini e di De Casa, i quali pagarono con la vita, fu raggiunto: guadagnare un po’ di tempo al ripiegamento della colonna principale per evitarne la distruzione .

“E’ la sera del 26 gennaio 1943, la sera dell’epico definitivo sfondamento della tenaglia russa. La lunga colonna degli alpini è ferma sotto la gragnola dei colpi di mortaio . Dall’alto di un carro cingolato tedesco parla il Gen. Nasci, il comandante del Corpo d’Armata Alpino .

Dice le parole di incitamento che le cronache del tempo hanno fatto conoscere a tutti gli Italiani . Nasci parla a pochi passi dal Ten. Delleani che sente bene quelle parole: RAGAZZI O SI PRENDE NIKOLAJEWKA O ………, con quel che segue . Sono con Delleani gli sparuti, laceri, affamati, ultimi superstiti dell’intero XXX battaglione . Però non sono degli sbandati : conservano ancora le armi individuali e, con quelle in pugno, si rovesciano a valanga, con tutti gli alpini, addosso allo schieramento russo . Prima che il sole cali dietro il profilo della steppa, Nikolajewka è presa, occupata, strappata al nemico . Hanno aperto, come dirà Cesco Tommaselli, i cancelli dell’eternità . “

“E’ la sera del 27 gennaio : un altro gruppo di guastatori, al comando del Ten. Palazzuolo, è sfilato senza incappare nel gorgo di Nikolajewka . Ora sta marciando nella scia di una colonna tedesca composta da gran numero di slitte stracariche di feriti e di congelati e che, senza volerlo, vincolata com’é al binario ghiacciato della pista, si trova ad offrire il fianco ad un improvviso attacco della fanteria russa . Nell’impossibilità di accelerare la marcia per svincolarsi e volendo salvare la vita di chi è immobilizzato sulle slitte, non resta che contrattaccare. E il contrattacco si scatena tanto perfettamente concordato tra soldati germanici e guastatori italiani che nel breve, veloce susseguirsi dei balzi in avanti e della generale sparatoria, i russi abbandonano il campo senza più oltre minacciare la marcia. Il giorno successivo avviene l’ incontro col primo carro germanico e anche questo gruppo di guastatori saprà di aver terminata onorevolmente la propria odissea . “

Diranno le relazioni ufficiali che il XXX battaglione guastatori alpini del genio, a seguito degli eventi bellici, è sciolto. MANCANDO LA VITTORIA, MANCO’ LA VITA!

Dei 23 ufficiali, 30 sottufficiali e 427 militari di truppa (guastatori e genieri addetti ai servizi) presenti il 1° gennaio 1943 rimangono, complessivamente, 121 superstiti .

Diverse le ricompense al Valor Militare concesse ai singoli . Molte, purtroppo, “alla memoria” .

Al XXX battaglione, nel 1988, è stata concessa la Medaglia d’Argento al Valor Militare per le vicende belliche del gennaio 1943 sul fronte russo .